domenica 17 gennaio 2010

Ciancimino: la mafia è lo Stato


Ma dai.
Non può essere vero ciò che afferma il figlio del mafioso Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo.
In sintesi, da ciò che leggo oggi sui giornali, Massimo Ciancimino sostiene che esisteva un patto tra il boss di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, e i carabinieri che arrestarono un altro dei capi della mafia siciliana, Totò Riina, con il fine di occultare i vari documenti che celava quest’ultimo, in grado di far crollare l’Italia.
Ma non è possibile, su.
Sempre secondo Ciancimino Jr. il negoziato tra Cosa Nostra e lo Stato iniziò dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino. Da un lato Totò Riina e dall’altro i carabinieri e, come persone informate dei fatti, due ministri di allora, l’ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Virginio Rognoni e quello attuale, Nicola Mancino, già presidente del Senato.
No… non ci posso credere, è assurdo.
Addirittura il figlio di Don Vito asserisce che quest’ultimo collaborava con i servizi segreti italiani fin dal sequestro di Aldo Moro e che faceva parte di Gladio, l’organizzazione segreta paramilitare promossa dalla Nato per contrastare l’espansione sovietica in Europa occidentale.
Questa è grossa, dai.
Ma mai quanto quella sulla strage di Ustica. Il figlio dell’ex sindaco palermitano ha dichiarato che suo padre fu contattato dall’allora ministro della Difesa Attilio Ruffini, venendo a sapere che il Dc 9 fu abbattuto per errore da un aereo francese e che fu organizzata un’ennesima operazione di copertura della verità.
Fino a lanciare una vera e propria bomba: Massimo Ciancimino ha rivelato che dopo l’arresto di Totò Riina, al posto di suo padre Vito, il nuovo mediatore tra mafia e Stato diventò Marcello Dell’Utri.
Ma vi rendete conto?
Come si può credere ad affermazioni del genere? Se fossero vere, vi immaginate in che razza di paese vivremmo oggi?
Ci troveremmo con una classe politica piena di gente inquisita, che farebbe di tutto per rimanere al riparo del parlamento o del senato.
Avremmo da una parte un governo perennemente sotto il ricatto della mafia, perché la mafia l’avrebbe all’interno, e un’opposizione nella stessa, medesima situazione, facendo solo finta di avversare la maggioranza, poiché entrambe sarebbero strette nell’identico cappio.
L’informazione, poi, sarebbe completamente condizionata da politici corrotti e servizi segreti ormai contaminati, rendendo la nostra Italia una nazione con scarsa libertà di stampa e di espressione.
Se tutto ciò fosse vero, chiunque allora potrebbe diventare deputato, senatore o addirittura presidente del consiglio.
Sarebbe sufficiente non avere alcuno scrupolo ed essere pronti a fare qualsiasi cosa pur di riuscirci…

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